La storia delle malattie mentali

La storia delle malattie mentali e della loro comprensione è un viaggio affascinante e spesso doloroso, che riflette l’evoluzione delle società e del pensiero scientifico. Le concezioni e i trattamenti hanno subito trasformazioni radicali, passando da spiegazioni soprannaturali a tentativi di comprensione scientifica.

Ecco un excursus storico:

1. Antichità (Preistoria – Impero Romano):

  • Visione soprannaturale: Nelle culture primitive e antiche (Babilonesi, Egizi, Greci arcaici, Incas), le malattie mentali erano spesso attribuite a cause soprannaturali: possessioni demoniache, ira divina, stregoneria o spiriti maligni. Il trattamento consisteva in riti magico-religiosi, preghiere, incantesimi, esorcismi, sacrifici o pratiche come la trapanazione cranica (forare il cranio per far uscire gli spiriti maligni), che spesso portavano alla morte.
  • Prime intuizioni mediche: Alcune civiltà, come gli antichi Egizi, non facevano una distinzione netta tra malattie fisiche e mentali, attribuendo entrambe a cause fisiche e ponendo il cuore come sede dei sintomi psichici.
  • Grecia Classica: Ippocrate (circa 460-377 a.C.) fu una figura rivoluzionaria, sostenendo una causa organica per le malattie mentali. Egli teorizzò la teoria degli umori (squilibrio di bile nera, bile gialla, flegma e sangue) come causa di varie patologie, incluse quelle mentali. Anche altri pensatori greci come Platone consideravano la malattia mentale come uno squilibrio dell’anima, curabile attraverso la ragione e la riflessione.
  • Roma: Sebbene ci siano meno informazioni specifiche sui ricoveri, si ipotizza che le prigioni potessero fungere anche da luoghi per i malati mentali. La problematica rientrava spesso nella sfera privata.

2. Medioevo e Rinascimento:

  • Ritorno al soprannaturale: In Europa, con il Medioevo, le spiegazioni soprannaturali tornarono a dominare, complici disastri naturali e una forte influenza della Chiesa. Le persone con disturbi mentali erano spesso viste come possedute dal diavolo o afflitte da peccati. I trattamenti includevano preghiere, riti religiosi, ma anche persecuzioni (come la caccia alle streghe).
  • Ospedali in Medio Oriente: Un’eccezione fu il mondo arabo, dove già nell’VIII-IX secolo d.C. si svilupparono ospedali dedicati specificamente ai malati di mente (ad esempio a Baghdad e Il Cairo), mostrando un approccio più compassionevole e medico.
  • Lentezza del progresso in Occidente: Il Rinascimento, pur portando a grandi progressi in altri campi, non segnò un significativo avanzamento nella comprensione e nel trattamento delle malattie mentali in Europa. Spesso, la “follia” veniva vista come una condizione naturale e persino un’inusuale portatrice di verità in alcuni contesti (come il “matto di corte”).

3. L’Età Moderna (XVII-XVIII secolo):

  • L’internamento e i manicomi: Agli inizi del Seicento, si diffuse la pratica di isolare sistematicamente le persone afflitte da disturbi mentali in luoghi dedicati: gli istituti di segregazione e le “case di salute” (proto-manicomi). L’obiettivo era più l’allontanamento dalla società che la cura. Le condizioni in questi luoghi erano spesso disumane, con maltrattamenti, catene e scarse cure.
  • Primi tentativi di classificazione: Figure come Thomas Willis contribuirono a descrivere patologie come l’epilessia e i disturbi schizofrenici, gettando le basi della neurologia.
  • L’Illuminismo e il “Trattamento Morale”: Il Settecento, con l’influenza dell’Illuminismo, portò a una maggiore attenzione verso un trattamento più umano e compassionevole. Philippe Pinel in Francia (fine ‘700) è una figura chiave, noto per aver rimosso le catene ai pazienti nel manicomio della Salpêtrière a Parigi, sostenendo l’importanza di un approccio empatico e rispettoso. Simili riforme furono promosse da Vincenzo Giuseppe Chiarugi in Italia e Dorothea Dix negli Stati Uniti.
  • Nascita della psichiatria come disciplina: Nel XVIII secolo, la psichiatria iniziò a emergere come disciplina autonoma, anche se il termine stesso (“psichiatria”) fu coniato solo nel 1808 da Johann Christian Reil.

4. Il XIX Secolo: Nascita della Psichiatria Moderna:

  • Psichiatria come scienza: Il XIX secolo vide la psichiatria affermarsi come disciplina scientifica, sebbene con un forte orientamento somatico (ricerca di cause fisiche/organiche).
  • La teoria della degenerazione: In questo periodo, in Francia, si diffuse la “teoria della degenerazione”, che vedeva le malattie mentali come il risultato di un progressivo deterioramento ereditario.
  • Progressi in medicina: La scoperta del treponema pallido come causa della sifilide (e della paralisi progressiva, una forma di demenza) rafforzò l’idea di un’origine biologica dei disturbi mentali.
  • Figure chiave: Emil Kraepelin (fine ‘800 – inizio ‘900) fu fondamentale per la classificazione delle malattie mentali, in particolare la dementia praecox (che Bleuler successivamente chiamò schizofrenia), e per l’enfasi sulla storia naturale e la prognosi dei disturbi.

5. Il XX Secolo e oltre:

  • Psicodinamica: Agli inizi del ‘900, con Sigmund Freud e la nascita della psicoanalisi, si iniziò a esplorare l’inconscio e le cause psicologiche dei disturbi mentali, offrendo una prospettiva diversa dall’orientamento puramente somatico.
  • Terapie “fisiche” invasive: Nonostante i progressi, il primo ‘900 vide anche l’uso di terapie invasive e spesso brutali, come la terapia del coma insulinico, la terapia con Metrazol, l’elettroshock (sebbene oggi l’ECT sia una terapia più controllata e sicura per casi specifici) e, soprattutto, la lobotomia, una procedura chirurgica che distruggeva connessioni cerebrali e che spesso aveva effetti devastanti sui pazienti.
  • Farmacologia psichiatrica: Una rivoluzione fondamentale avvenne a partire dalla metà del XX secolo con lo sviluppo degli psicofarmaci (antipsicotici, antidepressivi, ansiolitici). Questi farmaci permisero di gestire i sintomi, ridurre la necessità di ricoveri a lungo termine e migliorare la qualità di vita di molte persone.
  • Deistituzionalizzazione: In risposta alle condizioni spesso disumane dei manicomi e grazie all’efficacia dei farmaci, nacquero movimenti per la deistituzionalizzazione. In Italia, la figura di Franco Basaglia e l’approvazione della Legge 180 nel 1978 furono fondamentali per la progressiva chiusura dei manicomi e il passaggio a un’assistenza basata sui servizi territoriali.
  • Psichiatria contemporanea: Oggi, la psichiatria è una disciplina complessa e multifattoriale, che integra approcci biologici, psicologici e sociali. La ricerca si concentra su neuroscienze, genetica, imaging cerebrale e terapie integrate. Si pone sempre più enfasi sulla riabilitazione, l’integrazione sociale e la lotta allo stigma associato alla malattia mentale. Le nuove tecnologie digitali (app per la salute mentale, telepsichiatria) e l’intelligenza artificiale stanno aprendo nuove strade per il monitoraggio e il trattamento.

In sintesi, la storia delle malattie mentali è passata da una concezione di “possessione” e punizione divina a una comprensione sempre più scientifica, seppur complessa, che riconosce l’interazione di fattori biologici, psicologici e sociali. Il percorso è stato caratterizzato da momenti di oscurantismo e crudeltà, ma anche da figure illuminanti che hanno lottato per un trattamento più umano e dignitoso delle persone con disturbi mentali.


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